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Uscire dalla crisi

Come rispondere alla crisi che sta colpendo il settore automotive, in Italia e in Europa? Dove intervenire? E quali indicazioni e quali risposte arrivano dal mercato a questi interrogativi? Questi i temi affrontati lunedì 13 aprile nel corso della Conferenza ‘L’automotive tra sfide nazionali e condizionamenti europei’, organizzata da Federauto. Presso la sede dell’Automobile Club di Milano si sono confrontati rappresentanti istituzionali italiani ed europei, costruttori, concessionari ed esperti del settore.

Massimo Artusi, presidente di Federauto – associazione che rappresenta 1.100 concessionari italiani, aziende prevalentemente familiari che occupano 90.000 addetti oltre all’indotto, generando 75 miliardi di euro di fatturato annuo – ha lanciato la proposta di un nuovo Patto tra costruttori e concessionari, per affrontare insieme questa delicata fase. Ha poi illustrato le quattro proposte che Federauto mette sul tavolo in questa prospettiva:

  1. profonda revisione dei Regolamenti sui target CO2. Occorre revisionare l’approccio metodologico sul calcolo della CO2 superando il dogma del calcolo delle emissioni al tailpipe e rispettando il principio della ‘neutralità tecnologica’, mediante meccanismi in grado di considerare ‘zero emission’ (o ‘low emission’) tutti i veicoli alimentati da Renewable Fuels, oltre a quelli elettrici e a idrogeno;
  2. realizzare una fiscalità equa e armonica che favorisca il rinnovo del parco, con vantaggi per l’ambiente e per la sicurezza, in chiave multi-tecnologica. Federauto considera la proposta regolamentare della Commissione Eu sui Clean Corporate Fleet come una criticità strategica da emendare profondamente - se non da abrogare - in quanto continua ad avere una impostazione dirigistica sulle scelte tecnologiche e di investimento per le imprese, distorcendo le più elementari logiche del libero mercato;
  3. ripristinare (aggiornandolo) il regolamento europeo sulla distribuzione automobilistica e sensibilizzare le istituzioni riguardo l’eccessiva deregulation raggiunta e il rischio che questa rappresenta per gli automobilisti in un momento di drammatica evoluzione del prodotto;
  4. incentivare le competenze sostenendo il ricambio generazionale. La transizione ambientale e i progressi compiuti in tutte le tecnologie automotive e nella loro digitalizzazione richiederanno un profondo adeguamento delle modalità di lavoro, mettendo a dura prova l’intera catena del valore del comparto, richiedendo un rapido adattamento a nuove competenze e know-how, sia industriale che commerciale necessitando, quindi, di un apposito strumento di sostegno.

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