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Traffico limitato, serve più standardizzazione

Su circa 500 ZTL attive in Europa, ben 446 si trovano in Italia. Più in generale, il nostro Paese concentra 485 misure di limitazione dell’accesso – tra ZTL, Low Emission Zone (LEZ) e sistemi di congestion charge – oltre la metà del totale europeo (56,2%).

Emerge dalla ricerca ‘Auto e Città, oltre il divieto’ realizzata dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali.

Per quanto riguarda le ZTL il primato del nostro Paese è indice della forte diffusione di strumenti concepiti prevalentemente per limitare gli accessi nei centri storici e tutelare il patrimonio urbano, ma che spesso non incidono direttamente sulla qualità ambientale, visto che non tengono conto delle caratteristiche emissive dei veicoli.

Diverso il caso delle Low Emission Zone, pensate per ridurre l’inquinamento attraverso restrizioni selettive basate sulle tecnologie di trazione. La Penisola con 37 LEZ, si colloca al quinto posto in Europa dietro Spagna (82), Francia (63), Germania (57) e Paesi Bassi (40), ma con un sistema fortemente disomogeneo. La ricerca evidenzia, infatti, l’assenza di standard nazionali: criteri, regole di accesso e modalità di applicazione variano sensibilmente da città a città, con differenze marcate anche tra Nord e Sud. Una frammentazione che rende complessa la comprensione delle norme per cittadini e operatori.

"Le città – ha dichiarato Roberto Pietrantonio, Presidente Unrae - prosperano quando le persone possono muoversi. La mobilità non è solo una questione ambientale, ma anche economica e sociale: oltre a misurare NOx, PM10 e CO dobbiamo misurare l’impatto delle decisioni sulla vita delle persone, sul lavoro e sull’ inclusione sociale.

Oggi, però, assistiamo a una sorta di ‘balcanizzazione’ della mobilità: regole, divieti e calendari diversi da città a città generano confusione e incertezza. Chi viaggia da Milano a Napoli può incontrare decine di norme differenti e difficili da interpretare. Per questo servono maggiore coordinamento tra le amministrazioni e informazioni più semplici e accessibili. La mobilità non è il problema da limitare: è una risorsa da governare. Le città migliori saranno quelle capaci di conciliare sostenibilità, inclusione e libertà di movimento".

L’analisi dell’Osservatorio sottolinea in sostanza la necessità di introdurre strumenti standardizzati: criteri omogenei per le LEZ, un sistema di segnaletica coerente e soprattutto una piattaforma unica digitale nazionale in grado di raccogliere e integrare le informazioni su tutte le misure UVAR (Urban Vehicle Access Regulation), a supporto di cittadini, imprese e sistemi di mobilità intelligente.

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