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Che ne sarà di Maserati?

Non si fermano le voci sul destino di Maserati, la gloriosa marca automobilistica modenese, il cui futuro sembra sempre più incerto. Ridotta a un listino con soli cinque modelli, di cui uno appena alla portata del cliente medio (il resto sono supercar o poco ci manca) e in attesa che si sappia se arriverà o meno una nuova berlina che possa sostituire la Quattroporte e la Ghibli che furono, le cronache dicono che Stellantis avrebbe smentito i rumor inerenti a una vendita del marchio. Al contrario, sarebbe diventato più credibile un possibile accordo con uno o più costruttori asiatici, sulla falsariga di quanto fatto sempre da Stellantis (proprietaria oggi del Tridente) con Leapmotor. In prima linea ci sarebbe l’ormai onnipresente Byd, guidata proprio dall’ex Ad Fiat Alfredo Altavilla, il quale vedrebbe l’accordo quasi come una sorta di onore delle armi, a lui concesso dopo il divorzio movimentato con l’ex Gruppo torinese. Build Your Dreams avrebbe infatti messo gli occhi sullo stabilimento Stellantis di Cassino (Fr), dove oggi si costruisce la Grecale, che condivide molto con l’Alfa Romeo Stelvio anch’essa assemblata nell’impianto laziale.

Ma alcune frasi pronunciate da Antonio Filosa, attuale amministratore delegato di Stellantis, avrebbero fatto balzare agli onori delle cronache altri due nomi cinesi, quelli di Huawei e Jac, che diventerebbero ‘fornitori di tecnologie’, stando a quanto ventilato. Ma pensare che – nel settore automotive - aziende automotive del Paese delle lanterne rosse abbiano da insegnare a uno storico marchio come quello fondato da Alfieri Maserati, la dice lunga sul management attualmente in forza nei piani alti dei grandi gruppi europei. Ma tant’è. Perché c’è da risollevare una nave con la prua che punta verso gli abissi, se è vero che nel 2024 sono state 11.300 le consegne mondiali di vetture Maserati e solo 7.300 nel 2025: quasi 20mila in meno rispetto al 2023.

Nella fattispecie, Maserati andrebbe ad allearsi con i cinesi di cui sopra per produrre nuovi veicoli, elettrici o elettrificati, di lusso, probabilmente cloni occidentali dei sinomodelli brandizzati Maextro (un nome dall’italian sounding e dalla sillaba iniziale sibillina), magari semplicemente ribattezzando la grossa sedan cinese S800 (una sigla che ammicca – pure troppo - al mondo Mercedes-Benz) col nome di Quattroporte o Ghibli, risolvendo così in un baleno la questione della nuova berlina col tridente sulla calandra. Un’operazione già attuata in passato con Lancia.

E abbiamo visto com’è andata a finire.

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