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Italiani poco produttivi

1/04/2017 – È quanto emerge da una classifica Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), da cui risulta come però gli italiani siano allo stesso tempo tra gli europei che primeggiano quanto a ore lavorate.

Non, non è un Pesce d’aprile, ma una notizia che interessa tutto il mondo del lavoro e come tale anche l’attività di autoriparazione. Attività che, soprattutto nelle imprese familiari, finisce per essere totalizzante. Sì perché al lavoro i nostri connazionali trascorrono qualcosa come 1.725 ore annue, contro le 1.691 degli spagnoli, le 1.482 dei francesi e solo le 1.371 ore dei tedeschi. Eppure i teutonici passano – talvolta a torto - per degli stakanovisti e noi per degli scansafatiche.

Allora quello italiano è un problema di produttività, non di voglia di fare. Ciò risulta ancora più chiaro leggendo un documento della Banca d’Italia, dove s’immagina il Pil come una grande torta divisa in tre fette: quella del ‘lavoro’ (dipendente e autonomo), quella dei ‘profitti’ e quella delle ‘rendite immobiliari’. Dal 2000 in poi, la fetta dei ‘profitti’ si è costantemente ridotta, passando dal 28,5 al 21 per cento del 2015. La quota del ‘lavoro’ è salita invece dal 61,7 al 66,3 per cento, ciò però in un panorama di riduzione del Pil. Conseguentemente, pur essendo cresciuto sul fronte della quota, il ‘lavoro’ è in realtà diminuito in valore assoluto.

Urgono quindi provvedimenti per far ripartire la produttività, più che il lavoro in sé. Produttività che dipende in larga parte anche dalla modernità degli strumenti utilizzati (hardware e software), ergo dagli investimenti, spesso resi impossibili da una politica fiscale scollegata dalla realtà.

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