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Dieselgate, Fca e Renault nel mirino

14/01/2017 – L’Environmental Protection Agency statunitense (Epa) ha denunciato di aver rinvenuto su 104mila veicoli turbodiesel – tra Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram 1500 –, prodotti da Fiat Chrysler Automobiles per il mercato nordamericano tra il 2014 e il 2016, un software che avrebbe consentito la violazione delle norme sulle emissioni, il famigerato Clean Air Act.

Incriminato il motore 3 litri V6 prodotto dall’italiana Vm Motori di Cento (Fe), da qualche anno di proprietà di Fiat Powertrain Technologies, montato anche su alcuni modelli Maserati alimentati a gasolio (Ghibli e Levante in testa).

Ma, contrariamente al ‘dieselgate’ targato Volkswagen, e stando alle dichiarazioni del numero uno Fca Sergio Marchionne, qui si tratterebbe solo di una svista – diciamo così - ‘burocratica’, inerente la mancata comunicazione della presenza di tale software, piuttosto che di una vera e propria manomissione. Secondo l'accusa, invece, il software consentirebbe ai motori di produrre emissioni di ossidi d’azoto (NOX) superiori ai valori di legge. Per questo è stata avviata un’indagine da parte del Dipartimento di Giustizia americano, che dovrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni.

Nel frattempo, a Parigi, sono stati sollevati dei sospetti sui diesel millesei dCi da 130 e 160 cavalli della francese Renault (ma sotto i cofani anche delle vetture Nissan e di alcuni modelli Mercedes-Benz), accusati di non avere rispettato anch’essi i limiti antinquinamento vigenti. Tre giudici indagano sui dispositivi utilizzati dall’ex Régie per controllare le emissioni dei motori diesel che si sospetta possano essere truccati. Dubbi in merito ai motori a gasolio transalpini erano già stati sollevati qualche mese fa, per questo furono intraprese delle lunghe indagini che hanno portato alle dichiarazioni di questi giorni.

Staremo a vedere.

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